Portorož, 5. 5. 1922. Paul Scheuermeier, AIS – Archiv der Institute für Romanische Sprachen und Literaturen, Bern, 689.

Queste sono soltanto alcune delle esclamazioni che possiamo sentire tutt’oggi dallemacchine dei rarissimi venditori ambulanti. Il mercato, ossia il commercio – sia quello immediato in uno spazio reale oppure quello virtuale con un clic dal divano, fa parte della nostra quotidianità. Bisogna sottolineare che assai raramente ci chiediamo da dove arriva la roba che acquistiamo, chi l’ha fatta e quale strada ha percorso per arrivare da noi. I centri commerciali oggi si trovano in ogni luogo più grande, così che c’è sempre meno bisogno di andare a far compere in altri luoghi. Però, solo 50 o 60 anni fa qui il mercato, e tutta la vendita, avevano un altro aspetto. 

 

La vendita nei luoghi rurali ora è del tutto cambiata. Una volta si svolgeva – sempre in giro. I venditori e gli artigiani che offrivano i propri prodotti dovevano essere sempre in movimento per trovare la strada verso i propri clienti.Così il mercato era sempre vivo, e allo stesso tempo facilitavano la vita alla gente nei piccoli luoghi dove non c’erano negozi e dove non c’era l’infrastruttura. Il modo di muoversi dipendeva dal tempo e dalla mobilità delle vie. Vendevano la roba portando il carico sulla schiena, oppure con carri trainati da animali (asini, muli, buoi) e in seguito con i veicoli a motore.