LE FIERE

…per magnar e per bever, dolci de pan bianco, brente, cavi, dizi, barili, biceri, arnesi per sfalzar, per le cotole e vestir altro, padele, coperte, braghe, kureti, giachete, tuto qual che serviva per cusir, come anche petini e rastrei.

Novljan, Fran (2014) Boljun, Kmiecki život i už(a)nci

Le fiere in Istria hanno una tradizione lunga che dura dal Medio Evo, quando erano legate alle feste religiose. Venivano sostenute anche dai feudatari che anche da soli vendevano i resti dei prodotti come pure i redditi delle imposte (grano, vino, olio). Tranne l’importanza per il mercato e per lo scambio di beni, avevano anche un importante valore sociale. Qui si stringevano delle amicizie, si danzava, ci si divertiva, e si approfittava dell’occasione per incontrare i futuri coniugi. Anche se alle fiere fino alla prima metà del ventesimo secolo si commerciava prevalentemente con il bestiame, si potevano acquistare anche i più differenti manufatti.

„E dopo se ga iniziado a vender sta roba, le fiere de bestie ga smesode tegnirse

(S. O., 1940., Kašćergani)

Gli artigiani, e anche i costruttori autodidatti, offrivano arnesi agricoli, quelli in ferro, recipienti in legno, pentole di terra, dei cesti fatti a mano, indumenti dalle sartorie ed altro. Con il tempo le fiere in Istria hanno perso l’importanza e la grandezza. La ragione era la diminuzione del numero di bestiame, e i prodotti fatti in fabbrica prendono il posto di quelli artigianali. Negli anni Ottanta le fiere si svolgevano una o due volte al mese in 13 luoghi o città in Istria. Oggi si svolgono sette fiere abbastanza grandi: Gimino, Visignano, Dignano, Albona, Pinguente, Buie e Pisino.

L’offerta al giorno d’oggi alle fiere in Istria potrebbe essere divisa in alcuni gruppi. La prima e la maggiore è quella di roba di uso quotidiano industriale dove accanto ai commessi locali, vendono anche quelli di tutta la Croazia. Si tratta di abiti, calzature, borse, utensili per la casa, prodotti di plastica, giocattoli ed altro. Le bancarelle con tali prodotti occupano più posto di tutto a tutte le fiere in Istria. Nell’altro gruppo ci sono i venditori, per lo più provenienti dall’Istria, che vendono i prodotti delle proprie piccole imprese agricole familiari. I coniugi Kazalac dai dintorni di Pisino, ad esempio, negli ultimi venti anni coltivano cipolla, aglio ed altra verdura. Qui si possono trovare i cesti fatti dai tipici prodotti istriani e le scope di sorgo fatte da Ratko Kazalac.

I venditori (che spesso erano anche produttori) di grano iniziano a giungere in Istria negli anni Ottanta del ventesimo secolo, soprattutto dal Međimurje, dalla Croazia del nord e dalla Slavonia. In pochi vengono dall’Istria. I venditori di grano dagli anni Cinquanta agli anni Settanta del ventesimo secolo non erano presenti alle fiere in Istria perché non c’era bisogno di grano.

Con lo sviluppo dell’industrializzazione la gente nei paesi si occupava sempre meno di agricoltura e così cambiava anche l’offerta alle fiere. Sempre più venivano i venditori da parti lontane, e i venditori locali andavano a prendere la roba (che per lo più rivendevano) ad esempio in Italia. Questo era visibile già negli anni Sessanta del ventesimo secolo.

iera solo bestie: manzi, muche, videi, pegore, porci…iera de tuto, animali,quanti che ti vol de tuta l’Istria. Iera bel de veder, ogi non xe niente“.

(A. B., 1939., Gržini)

La vendita di animali, soprattutto di bestiame, era il punto principale delle fiere. Dopo la Seconda guerra mondiale e la carestia di roba, le fiere hanno molto influenzato il modo di far commercio, soprattutto la vendita di bestiame.

Dagli anni Settanta del ventesimo secolo il numero di animali alle fiere diventa assai minore, e con il tempo è quasi del tutto diminuito, soprattutto per quel che riguarda il bestiame. Oggi si vendono saltuariamente i maiali e il polame alle fiere maggiori che hanno l’impianto sanitario necessario per gli animali a Visignano, Dignano e a Gimino. Per la zona dell’Istria del sud, grande importanza ha la fiera a Dignano. Qua si veniva soprattutto „quando se gaveva giovani porci che se vendeva ben“. (A. B.,1939, Gržini)

Anche oggi alle fiere si possono trovare i prodotti degli artigiani istriani, dei fabbri e di quelli che lavorano il legno. Per la maggior parte dei produttori questa è un’attività aggiunta che praticano in pensione, alcuni si occupano per via della tradizione familiare e per l’amore verso questa tradizione.

Gli uni vanno alle fiere e manifestazioni per tutta l’Istria, e gli altri alle fiere a Visignano, Gimino e Dignano.

Ognuno dei tre fabbri che incontriamo alle fiere è specializzato in qualcosa di particolare. Il fabbro dei dintorni di Visignano era specializzato per i manichi delle falci e falcetti, e come segno di riconoscimento qui era messa in rilievo un’ancora, per assicurarsi dalle denunce per dimostrate l’originalità e per segnare i prodotti che fatti da lui. Qui ci sono pure alcuni singoli produttori con i cesti, con la krbonosnica (museruola per i bovini), i sottobicchieri, oppure

piccole scope di sorgo. Durante la primavera qui giungono i venditori di bastoncini di salice, bekve, che li vendono vicino alle automobili o alla strada.

Grano come ogi? Ma, no, no. Tuti gaveva a casa, chi gaveva bestie gaveva anche gran.“

(A. B., 1939., Gržini)