VENDITA DI BESTIAME

Oto anni fasevo questo. Non iera camion, iera tante bestie. Comprava Fiume, comprava Pola, Pirano, tuti. Certi faseva per Pola, mi per Pisin, altri per Albona. Ierimo in tanti, savevimo cosa fa chi e dove.“

(S. O., 1940., Kašćergani)
Buie. Mercato di animali, cartolina. Antonio Tagliapietra, Buje, 2. des. 20. st. PPMI-R-1161

In Istria era parecchio diffuso il commercio di bestiame. Dopo la seconda guerra mondiale per questo commercio serviva il permesso del potere locale. Loro controllavano e numeravano il bestiame nelle famiglie e facevano pagare le tasse. Le evasioni e il nascondare il numero reale di maiali, pecore o manzi si riteneva infrazione.

Le grandi tasse e tutto quello che si doveva pagare spingeva la gente di vendere „in nero“, così che il commercio illegale di bestiame era abbastanza diffuso. I contadini acquistavano il bestiame alle fiere, lo vendevano ai „battitori“, oppure lo portavano da soli al macello più vicino. Se era necessario, vendevano il bestiame per avere soldi. Chi non poteva vendere il bestiame da solo, andava dai „battitori,“ che fino agli anni Sessanta del ventesimo secolo avevano sempre „piene gambe di lavoro“. Spesso si percorrevano grandi distanze per l’Istria, e anche fino alla Slovenia e Italia.

I battitori di bestiame tranne che lavoravare per singoli e per macellai, lavoravano anche per grandi produttori di carne che nel Veneto e Friuli avevano delle fabbriche di salumi. A loro conveniva procurarsi il bestiame dai contadini istriani a prezzi più bassi, perché molti erano impoveriti dalle grandi tasse.

Documento. Archivio di Stato di Pisino, HR-DAPA-87, Comitato popolare del distretto di Pisino, cartella 31-39, dok. 37/49, 14.11.1949., scatola 74

Iera le muche, tuto iera scrito. Anche i scriveva quanto vin iera. Sempre qualchedun scriveva de meno. Non so se ti podevi gaver un porco per la famiglia, e ti dovevi scriver e non so neanche mi quanto se pagava tuto questo…“

(M. B., 1935., Santa Caterina)