ARTIGIANATO AMBULANTE

„…Non se podeva comprar e se doveva trovar el calzolaio, la uno de Gimin veniva denoi a casa e tuto el giorno el riparava ‘ste scarpe. E cosa gavesimo meso sui piedi senon saria stado lui?“

(A. B., 1939., Gržini)
Calzolai, attorno al 1910. PPMI-49095

Fino all’apertura dei negozi nei paesi e nei luoghi più piccoli, i viaggiatori ambulanti facilitavano di molto la vita alla gente, fornendogli tutto il necessario. Ricevevano anche grande aiuto dagli artigiani ambulanti. Siccome non tutti sapevano riparare le scarpe, gli abiti oppure le posate, l’arrivo di questi mastri nel paese era più che benvenuto. Loro portavano gli arnesi di lavoro con sé, e facevano i servizi nelle case. Si trattenevano pure alle fiere. Anche se guadagnare soldi era una priorità, appena in pochi la ricevavano, perché i servizi venivano pagati con il cibo, il grano, i tessuti o con quello che avevano. Dopo la Seconda guerra mondiale appaiono i primi artigiani autodidatti, oppure preparati per questi mestieri (sarti, calzolai, falegnami, pittori…).

Un dettaglio dalla mostra

Dopo la Seconda guerra mondiale appaiono i primi artigiani autodidatti, oppure preparati per questi mestieri (sarti, calzolai, falegnami, pittori…). I calzolai come mastri ambulanti erano tra gli artigiani più richiesti. Difficilmente si trovavano le scarpe da acquistare, e non tutti potevano permettersele. Indossavano le stesse scarpe finché non si rompevano del tutto. Chi poteva, ordinava un paio di scarpe nuove, però più di tutto si riparavano quelle vecchie… Gimino, San Pietro in Selve e Pisino si evidenziano come i luoghi dove era presente il maggior numero di calzolai dai quali si portavano a riparare le scarpe, e i calzolai andavano anche nei luoghi limitrofi. Nell’Istria del nord venivano anche i calzolai dalla Slovenia.

„…Iera sto Rigo de Gimino el principale, sempre el pasava con la scatola, tuto el riparava“

(S.O., 1940, Kašćergani)

Molto lavoro avevano anche i riparatori ambulanti di arnesi da cucina e da casa. Nel paese di Dane nella Cicceria, Galdino, venuto dal Friuli, riparava le pentole, affilava i coltelli, riparava gli ombrelli e davanti alla gente faceva gli stampi per fare il pane oppure i dolci. Questi venditori erano noti perché portavano le pentole e i bollitori, ma più lavoro di tutto avevano riparando i buchi dei piatti e simile. Uno che faceva tali riparazioni veniva da Gimino. Lui usava visitare i paesi dell’Istria centrale, e la gente gli portava a Gimino gli arnesi da cucina per ripararli.

.

Per quel che riguarda gli altri artigiani, ambulanti erano, anche se in minor misura, i sarti e i fabbri. I fabbri prevalentemente „calzavano“ i cavalli e facevano gliarnesi necessari per il lavoro nei campi o nei boschi. I sarti, come quelli ambulanti così quelli che avevano le loro officine, rimanevano senza lavoro con lo sviluppo del commercio e quando sono nate sempre più possibilità di acquisto di abiti.